Preposto di fatto e di diritto: chi è davvero responsabile in cantiere?
- francescopalmieri5
- 10 lug 2025
- Tempo di lettura: 3 min

Introduzione normativa
Nel sistema italiano di prevenzione e protezione dai rischi sul lavoro, la figura del preposto riveste un ruolo essenziale per garantire il rispetto delle misure di sicurezza all’interno dell’ambiente di lavoro. La sua responsabilità è diretta, concreta e, in molti casi, non richiede una nomina formale per essere riconosciuta dalla legge.
Il D.Lgs. 81/2008, all’articolo 2, comma 1, lettera e), definisce il preposto come:

"La persona che, in ragione delle competenze professionali e nei limiti di poteri gerarchici e funzionali adeguati alla natura dell’incarico conferitogli, sovrintende all’attività lavorativa e garantisce l'attuazione delle direttive ricevute, controllandone la corretta esecuzione da parte dei lavoratori..."
È quindi preposto chi di fatto esercita un controllo sull’operato altrui, anche se non formalmente nominato. Questa distinzione è fondamentale: la legge riconosce il “preposto di fatto” in presenza di un comportamento costante di vigilanza o coordinamento.Ciò implica che non è solo l’atto di nomina a generare la responsabilità, ma l’effettivo esercizio del ruolo.
L’articolo 299 del D.Lgs. 81/08 chiarisce infatti che:
"Le posizioni di garanzia relative ai soggetti [...] gravano su colui il quale esercita in concreto i poteri giuridici riferiti a ciascuna delle figure..."
Pertanto, un capo squadra, un referente operativo, un tecnico esperto che coordina altri operatori, anche in assenza di un incarico scritto, può essere considerato a tutti gli effetti responsabile in caso di violazioni o incidenti.
Storia di cantiere: Mauro e la nave in costruzione
Nel cantiere navale di Portoferro si lavora alla costruzione di un’unità da carico ad alta capacità. È un progetto complesso, che coinvolge più ditte in subappalto e squadre multidisciplinari: saldatori, elettricisti, impiantisti, carpentieri.
Mauro ha 52 anni, è il più esperto della squadra. Lavora da oltre vent'anni come carpentiere navale ed è il riferimento di fatto per i nuovi assunti. Organizza le attività quotidiane, assegna i compiti, controlla i materiali e spesso interviene direttamente se qualcosa non va. I colleghi si rivolgono a lui per avere indicazioni tecniche e operative.
Una mattina, durante una lavorazione su un ponte metallico, nota che un operaio ha dimenticato di agganciare l’imbracatura anticaduta. È un lavoratore giovane, entrato da poco. Mauro lo vede, ma decide di non dire nulla.
“Non sono io il capocantiere. Non ho firmato niente. Se vuole rischiare, sono affari suoi.”
Poco dopo, il lavoratore inciampa e cade da un’altezza di 2,5 metri. L’infortunio è grave. Parte l’indagine.
Il datore di lavoro aveva nominato formalmente il preposto generale del cantiere, ma nei fatti, in quella zona e in quella squadra, era Mauro a esercitare la vigilanza quotidiana. Aveva l’esperienza, la fiducia dei colleghi e un ruolo di fatto riconosciuto da tutti.
Il verbale dell’ASL e del RLS interno è chiaro:
“Il signor Mauro si configura come preposto di fatto, poiché esercitava compiti di sorveglianza e assegnazione dei lavori.”
Non aver impedito o segnalato la condotta pericolosa comporta per lui una responsabilità penale e civile diretta.
Il caso opposto: chi si tira fuori… ma non può
Paolo lavora nella stessa squadra. È considerato un lavoratore autonomo, ma per prassi svolge anche funzioni di coordinamento, specie nei turni serali. Non è mai stato nominato preposto e rifiuta l’idea di esserlo.
Una sera, un collega gli chiede:
“Mi puoi dire dove attacchiamo questa linea vita?”Paolo risponde:“Non è il mio lavoro dirti cosa fare. Non sono responsabile.”
Ma ha notato che l’ancoraggio non è corretto. E non interviene.
Anche in questo caso, le autorità identificano in Paolo un preposto di fatto, poiché era presente, sapeva, aveva l’autorevolezza per intervenire, ma ha scelto di non farlo.
❗ La legge non consente di sottrarsi alla responsabilità solo perché manca una nomina scritta.Quando eserciti un ruolo di vigilanza, sei automaticamente parte del sistema sicurezza.
Nel cantiere, ogni figura ha un compito. Ma non sempre la responsabilità coincide con la firma su un modulo.Chi coordina altri, dà istruzioni operative o gestisce dinamiche di squadra, anche solo “per abitudine”, è responsabile come preposto di fatto.
In Joint Venture Consorzio crediamo che la chiarezza sui ruoli sia uno degli strumenti più potenti per prevenire incidenti.Essere consapevoli della propria funzione, anche non ufficiale, è il primo passo per esercitare la leadership in sicurezza.
Perché la sicurezza non è solo un obbligo normativo. È una scelta, una cultura e una responsabilità che – come Mauro ha imparato – non si può delegare.





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